http://d.repubblica.it/beauty/2015/06/25/news/fitness_girls_cassey_ho_rachel_bratham-2657412/
Comportamenti virali
Le fitness girls
Si chiamano Cassey Ho, Rachel Bratham,
Caitlin Turner, Kate Kendall, Amanda Bisk... Le accomunano allenamenti
durissimi, fisici mozzafiato. E l’ambizione di apparire, condivisa
online
di Elisabetta Muritti
Magre ma non anoressiche. Con la pancia più piatta di un asse da stiro
ma spesso pettorute e dotate di natiche svettanti. Tonicissime e
sportivissime, ma non muscolose, tantomeno mascoline. Quasi sempre
scarsamente vestite (bikini, pantayoga, top formato francobollo...),
deliziosamente abbronzate, fissate con l’alimentazione sana, la
ginnastica, la vita da spiaggia. Sono le
Fitness Girls,
il fenomeno virale che, grazie soprattutto a Instagram, decolla nelle
teste delle adolescenti occidentali, americane, australiane e francesi
soprattutto, dando così un tratto di femminilità “neotradizionale” alla
cosidetta Generazione Z. Quella dei nati dopo il 1995, che ci descrivono
come concreti, cinici, poco portati alla profondità ma attenti alla
salute e all’ambiente. Ma chi è veramente una Fitness Girl e soprattutto
cosa fa nella vita, con quel corpo troppo aitante, che talvolta non
riesce a essere sexy proprio perché denuncia gli sforzi, i sacrifici (e
la scaltra propensione al business) che l’hanno scolpito? La Fitness
Girl è un “role model”: cioè un modello di vita, un tecnoesempio,
potremmo dire oggi, per plotoni di ragazzine che si ammazzano di squat
in palestra e si nutrono di avocado e di acqua di cocco. Propone un
fisico magnifico e addestrato, lo fotografa quotidianamente e
astutamente durante allenamenti e pose plastiche, meglio se in posti
evocativi, spiagge da sogno, terrazze milionarie, piscine tutte
a sua disposizione, panorami selvaggi o metropolitani. Crea blog, corsi
online, linee di sportswear, illustra confronti clamorosi tra il “prima”
e il “dopo” la cura. Alimenta un iperculto, insomma. Spinge alla
motivazione e al training quotidiano. E genera il canone di una bellezza
ultracontemporanea di “interventi localizzati” (rimpolpare qui e
ridurre là...), una bellezza techno-holics, condivisa sui social
network, immortalata a suon di selfie e incitamenti e rincorsa nella
solitudine disciplinata di palestre e camerette.
Qualcuna di queste Fitness Girls, intese come le “role models” e non
come le adolescenti che si affannano a seguirle online e a imitarle, è
diventata una star ricca e riverita. Come lo è l’australiana Sjana Earp,
tra le regine delle Instagram Girls: 20 anni, esperta di yoga in giro
per il mondo, più di 600mila follower. O la californiana Cassey Ho, la zarina di Blogilates. O la svedese Rachel Bratham,
“yoga director” del Manchebo Resort & Spa di Aruba, che si
autodefinisce “beach bum”, un tipo da spiaggia, una a cui piace il dolce
far niente. “Gypset Goddess”, nientedimeno, è invece il soprannome
della bionda papessa dello yoga Caitlin Turner, nativa dell’Arizona. E così via, con l’americana Jen Selter, le australiane Kayla Itsines, Amanda Bisk (yoga, salto con l’asta, corsa) e Kate Kendall, la francese Sonia Tlev,
fino alla più autorevole e “anziana” di tutte, la 40enne Tracy
Anderson, che ha modellato le forme di Kim Kardashian, Jennifer Lopez e
Gwyneth Paltrow. Annalisa Pistuddi, psicoterapeuta esperta di
comportamenti di addiction, avverte: “Certo, questo è un modello di
comunicazione basato sull’esibizione di sé, che è tipico
dell’adolescenza. E se resta un gioco di gruppo, poco male. Ma qui si
va un po’ oltre alla comunicazione del corpo. Che non è l’unico a essere
ipertrofico: mi preoccupa la solitudine di queste ragazze e il continuo
confronto con l’immagine ideale della tutor. Il rischio è di avere una
generazione in grado di capire solo le istruzioni date da altri, e
dunque minata nella capacità decisionale”.
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