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mercoledì 11 gennaio 2017

La depressione si può curare con la psicoterapia e con i farmaci


La depressione è una malattia curabile.
Se siete depressi avete senza dubbio collezionato nel tempo molti consigli e ognuna di queste proposte di guarigione ha la propria ricetta del buonumore.
Nella vostra famiglia qualcuno avrà voluto dare il proprio parere circa cosa si dovrebbe non si dovrebbe fare, dove andare e a chi indirizzarsi per la terapia.
Se ci sono dei figli in tenera età, questi sono destinati ad essere altrettanto coinvolti nel clima di confusione e apprensione che si viene a creare.
Ciò che si presenta all'inizio come un problema individuale, diviene ben presto un problema familiare che preoccupa più persone e le molteplici intrusioni possono creare confusioni e non benefici per la persona portatrice del disagio.
Per riconoscere un malessere che si esprime attraverso segni differenti e variegati, teniamo a precisare che una diagnosi precisa va fatta da uno specialista, il quale deve poi far seguire un programma di cura personalizzato.
I professionisti che si occupano di individuare e classificare i sintomi degli stati depressivi e dei disturbi dell’umore sono gli psichiatri e gli psicoterapeuti, i quali delineano un percorso che può comprendere prescrizioni farmacologiche e percorsi psicoterapici. 
info: apistuddi@gmail.com
Per approfondire l'argomento collegati al sito  www.dipendenze-depressione.com
in cui trovi un Ebook gratuito e altri approfondimenti


martedì 15 novembre 2016

venerdì 20 novembre 2015

Desiderio sessuale e relazioni

Bisogna fare sesso quando non si ha voglia? 

Le ragioni per rispondere sì o no mantenendo l'armonia di coppia, senza deludere le aspettative del compagno ed evitando di fingere il piacere

di Giovanna Caldara, Antonella De Minico

venerdì 30 ottobre 2015

Sexual addiction. Intervista


http://www.andrologiapertutti.com/index.php?option=com_content&view=article&id=194:sexual-addiction&catid=102:disfunzioni-

Sexual addiction

  
  
Tratto da una intervista di Paola Emilia Cicerone alla dottoressa Annalisa Pistuddi, pubblicata sul settimanale L'Espresso.
 C'è chi ha speso un patrimonio con le prostitute e chi manda all'aria un matrimonio perché non può fare a meno di portarsi a letto altre donne, qualunque donna, in qualsiasi momento. Chi lascia il posto di lavoro per salire sull'autobus a molestare le passeggere, chi rinuncia alla vita sociale per dedicare tutto il suo tempo alla pornografia, in dvd o su Internet. E chi arriva allo stupro o ai rapporti con minorenni. È il profilo dei sessodipendenti, di chi soffre di sexual addiction. Un disturbo noto fin dal XIX secolo: fu Richard von Krafft Ebing a descriverlo nel 1886. E oggi più diffuso di quanto si pensi: "I dipendenti da sesso sono quasi il 6 per cento della popolazione, in stragrande maggioranza uomini",
spiega il sessuologo Franco Avenia che cura insieme alla psicologa Annalisa Pistuddi il 'Manuale sulla Sexual Addiction' in uscita per i tipi di Franco Angeli. Un libro a più voci, "il primo di questo genere in Italia", come sottolineano gli autori, per fare ordine in una materia complessa quanto inquietante. E fornire agli operatori strumenti adeguati per individuare un fenomeno spesso sottostimato.
A partire da un identikit dei dipendenti, che nasce da un'indagine promossa dall'Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs): si tratta in genere di maschi adulti in maggioranza single (ma c'è un'ampia quota di sposati) di cultura medio bassa, equamente distribuiti sul territorio nazionale. Apparentemente normali? "Spesso i sex addicted non sono socialmente riconoscibili come possono esserlo a volte i dipendenti da alcol o altre sostanze, magari non hanno ancora manifestato problemi evidenti di devianza o non hanno avuto problemi con la giustizia", spiega Pistuddi: "Magari arrivano da noi manifestando disturbi della sfera sessuale, per esempio una disfunzione erettile. Precisando che non si verifica in rapporti con prostitute o con partner occasionali con cui non è necessario instaurare una relazione sentimentale. E solo in un secondo tempo emerge dal racconto la dipendenza da sesso". Di solito a chiedere aiuto sono uomini, "perché sono più numerosi", precisa la psicologa, "o anche perché le donne riescono a convivere con il disturbo senza compromettere la loro quotidianità".

"I pazienti vanno dal sessuologo quando capiscono che la dipendenza non è più gestibile, che gli ha sconvolto la vita, compromettendo le relazioni personali e il lavoro, danneggiandoli economicamente", spiega Avenia. Il problema sta lì: "La dipendenza da sesso non ha niente a che vedere con un sano appetito sessuale, è un impulso irrefrenabile che condiziona la vita e genera sofferenza se non è soddisfatto", prosegue il sessuologo: "Krafft Ebing oltre un secolo fa sottolinea come il desiderio sessuale diventi il centro della vita del soggetto dipendente". Per anni, però, la psichiatria ha accantonato l'argomento, fino alla fine degli anni '80 quando è tornato alla ribalta con la nascita negli Usa del National Council of Sexual Addiction. "Ci sono diversi fattori che hanno contribuito a fare emergere il fenomeno", prosegue Avenia: "Viviamo in una società in cui il sesso ha un ruolo sempre più importante, sia a livello personale che di comunicazione, e c'è una forte pressione sociale che spinge le persone a identificarsi con il proprio comportamento sessuale".

Si tratta di una malattia del nostro tempo, come la dipendenza da Internet. Un fenomeno complesso che può sfuggire a una precisa collocazione: alcuni ricercatori infatti parlano di vera e propria dipendenza; e così la sexual addiction potrebbe essere prossimamente classificata nel 'Dsm', il manuale che cataloga tutti i disturbi psichici. Altri mettono in risalto l'aspetto compulsivo. In ogni caso i sintomi di pericolo sono evidenti: la pervasività dell'impulso, l'impossibilità di controllarlo "e un ingiustificato disinteresse per le conseguenze, che può configurarsi come una alterazione cognitiva che porta a sottostimare problemi come le malattie sessualmente trasmissibili o le gravidanze, per citarne solo due", precisa uno degli autori del manuale, lo psichiatra Ezio Manzato, componente della Commissione nazionale sulle dipendenze.

Cos'è che trasforma il sesso in una vera droga? Il parallelo è in qualche modo improprio: la droga è una sostanza estranea, il sesso un impulso fisiologico. "Forse l'analogia più corretta è quella con i disturbi del comportamento alimentare, come la bulimia, che non caso spesso si accompagna a una sregolatezza nel comportamento sessuale", spiega Avenia. "La sexual addiction è una mancanza di controllo degli impulsi, che vediamo spesso manifestarsi insieme ad altre dipendenze, o anche a disturbi di ansia o dell'umore", precisa Manzato. Per Martin P. Kafka della Harvard Medical School si tratterebbe invece di una disregolazione del desiderio sessuale, anomala deriva di quello che nei sani è un desiderio fisiologico. Causata da quella che Kafka ha ribattezzato l'ipotesi delle monoamine, per descrivere il ruolo giocato da queste sostanze - dopamina, adrenalina e serotonina - nel regolare impulsi e desideri. "Il segno distintivo di questa disinibizione, quello che le dà lo status di una condizione clinica", sostiene lo psichiatra americano, "è la compromissione della volontà, la quantità di tempo sprecata in impulsi, attività e fantasie sessuali non relazionali e le conseguenze personali e psico-sociali sfavorevoli che l'accompagnano". Si tratta di un disturbo che ha basi neurobiologiche, evidenziate sperimentalmente da Kafka in un modello animale: se si somministra a dei topolini castrati la paraclorofenilalanina, una sostanza che elimina la serotonina dal sistema nervoso centrale, questi sono portati a tentare compulsivamente l'accoppiamento. "L'orgasmo è una cascata di neurotrasmettitori (serotonina) e neuromodulatori (endorfine) che serve a mantenere l'equilibrio neurovegetativo, ristabilendo buonumore e limitando il dolore", ricorda uno degli autori del manuale, lo psichiatra Fernando Liggio.

Il sesso non è l'unica fonte di queste sostanze, prodotte anche durante il sonno profondo e le crisi epilettiche. Fin qui però siamo nella fisiologia. "Il problema si pone con quanti perdono i controlli inibitori, probabilmente a causa di una carenza del neurotrasmettitore Gaba", spiega Liggio. È in soggetti come questi che l'aumento di endorfine provoca un craving simile alla droga, in questo caso una droga endogena, generando un'assuefazione per cui la necessità di queste sostanze non si esaurisce. "Il nostro cervello è come una cabina di regia in cui una schiera di monitor consente di tenere sotto controllo e mandare in onda alternativamente diversi canali", spiega Liggio: "Quando si verificano queste alterazioni, è come se il regista venisse a mancare e il monitor si bloccasse su un unico canale, quello del sesso". Che per gli esseri umani, anche rispetto ad altre specie, ha comunque un'importanza particolare. "E questo per una precisa ragione evolutiva", sostiene Liggio: "Siamo gli unici a renderci conto di quanto sia impegnativo, e in epoche lontane anche pericoloso, avere figli. Per garantire la sopravvivenza della specie si sono selezionati individui particolarmente ricchi di corpuscoli di Krause, le terminazioni nervose che aumentano la percezione del piacere".

Il che non esclude che la sexual addiction abbia una componente culturale. "Il confine di ciò che è normale si sposta, atti sessuali oggi accettati da tutti fino a vent'anni fa erano catalogati nel 'Dsm III' come perversioni", ricorda Avenia: "Siamo passati da una cultura sessuofobica a una sessuofila". Anche se il disturbo può presentarsi a livelli diversi di gravità, e in forme diverse, il rischio è comunque presente. "Il problema nasce dalla tendenza di questi soggetti a minimizzare le possibili conseguenze delle loro azioni", spiega Avenia. Nei casi meno gravi si tratta di rapporti non protetti, di avances pesanti. O di comportamenti che possono portare grave imbarazzo: "Ricordo un uomo che provava un irresistibile impulso a mostrarsi nudo dalla finestra, dovunque fosse", precisa il sessuologo.

La ricerca ossessiva di un partner sessuale può portare anche a comportamenti rischiosi o illegali, a molestie come il frotteurismo (lo strofinamento dei genitali su una persona non consenziente), perfino allo stupro. E nei casi più gravi si associa a parafilie, il termine che oggi definisce quelle che un tempo si chiamavano perversioni, come la pedofilia. Studi americani mostrano che il 55 per cento di soggetti con dipendenza da sesso commette con molta frequenza reati a sfondo sessuale. "Anche un'indagine tra i detenuti tossicodipendenti del carcere di Opera a Milano indica una dipendenza da sesso doppia rispetto alla media nazionale", rivela Pistuddi: "Il dato interessante, oltre all'intreccio fra dipendenze (sostanze e sesso), è in alcuni casi anche la connessione con la pericolosità sociale e la marcata esposizione al rischio di queste persone". Si tratta comunque di una patologia multifattoriale, "che ha probabilmente alla base una vulnerabilità neurobiologica, cui si aggiungono esperienze vissute - per esempio avere subito abusi sessuali nell'infanzia - e fattori ambientali", spiega Manzato. Anche il partner può avere un ruolo importante nel contenere o nello scatenare il disturbo: "È chiaro che se chi soffre di sexual addiction ha un partner con un atteggiamento di rifiuto nei confronti del sesso, il problema può acuirsi, così come quando entrambi i partner hanno problemi di dipendenza".

Per questo a volte si punta su una terapia di coppia, oppure si trattano indipendentemente entrambe i partner. "Le terapie di coppia si sono rivelate efficaci, così come la psicoterapia individuale a orientamento psicoanalitico, che prende in considerazione non solo il sintomo della dipendenza, ma anche la struttura di personalità e i disturbi correlati", dice Pistuddi. Spesso però è necessario integrare la terapia con un supporto farmacologico. In molti casi si usano gli Ssri, antidepressivi come la fluoxetina, ma anche farmaci antipsicotici. "Il rischio è che i pazienti si vedano guariti una volta contenuti i sintomi", aggiunge Manzato. Ma in altre dipendenze con caratteristiche simili, come i disturbi dell'alimentazione, le tecniche di neuroimaging continuano a mostrare un'alterazione dell'attività cerebrale anche dopo un trattamento concluso con successo. In altre parole, una pillola non basta, "ritrovare un equilibrio si può", conclude lo psichiatra: "Ma i tempi sono inevitabilmente lunghi".



lunedì 14 settembre 2015

ORIENTAMENTO SESSUALE, RELAZIONI E PREGIUDIZI


http://d.repubblica.it/amore-sesso/2014/06/03/news/bisex_sessualita_donne-2164253/






Relazioni





Fascino bisex

Brivido chic o desiderio nomade? Le ragazze oggi vogliono una sessualità fluida
GUARDA: LE STAR FLEXISEXUAL |  LEGGI ANCHE: 10 SCOPERTE SULL'ORIENTAMENTO SESSUALE






Fascino bisex
Shakira e Rihanna, nel video Can’t Remember to Forget You, s’impegnano in languide situazioni bordo-piscina. Cara Delevingne chiama “mogliettina” Rita Ora e poi ama l’attrice Michelle Rodriguez, ex di Vin Diesel. Miranda Kerr, uno dei Victoria’s Secret Angels, nonché ex moglie di Orlando Bloom, trova deliziose le curve femminili e intende esplorare ogni orizzonte. L’attrice Amber Heard forse sposerà Johnny Depp ma, fosse per lei, sposerebbe Angelina Jolie. La top Arizona Muse, dopo aver avuto un figlio a 19 anni, si è tagliata i capelli biondi e ha avuto una storia con la collega danese Freja Beha Erichsen. Che è una sorta di efebo caravaggesco ambito dalle compagne di passerella, vedi Catherine McNeil e Irina Lazareanu, e dalle cantanti, vedi Anna Calvi. Le campagne pubblicitarie s’adeguano: Adèle Exarchopulos e Léa Seydoux, dopo il set di La vita di Adèle, affrontano la moda di Miu Miu (Resort 2014); Cara Delevingne (ancora!) e Ondria Hardin, ambigua musa minorenne, si accarezzano per Yves Saint Laurent Babydoll Kiss & Blush.

Del resto, già molte le star che hanno esternato la loro bisessualità, Lady Gaga, Drew Barrymore, Anna Paquin, Megan Fox, Azealia Banks, Katy Perry, Angelina Jolie, Evan Rachel Wood, Cameron Diaz (noi italiani, abituati a fondali meno glam, abbiamo i baci di Ambra Angiolini, le esternazioni di Asia Argento, i dubbi di Arisa). E poi c’è chi ha fatto marcia indietro, come Lindsay Lohan, che ora si dice etero-con-sconfinamenti. L’“affollamento” è tale che Stephanie Theobald, giornalista e scrittrice inglese, seraficamente lesbica finché non s’è innamorata (ricambiata) di Jake Arnott, scrittore e attivista gay-bisex, ha dichiarato al Guardian che la confusione sotto i cieli a questo punto è tanta. E non solo per colpa sua (che in passato ha usato il trucco di iniziare le interviste dichiarandosi lesbica, per cui le star intervistate, pur se ufficialmente etero, hanno svelato stati d’animo che altrimenti sarebbe stato arduo estorcere). Ms Theobald rivela che sta diventando faticoso frequentare i club per sole signore, pieni come sono di fanciulle etero o flexisexual, che cercano il brivido dopo aver sistemato la vita con un partner (e aver fatto marciare per le strade le lesbiche old-school). Niente di personale: è che troppe hanno capito che la dolce vita oggi è saffica, e che il femminismo ha convinto le fanciulle a considerarsi reciproche fonti di piacere e non di minaccia. Peccato che poi molte etero siano così noiose a letto... La Theobald si diverte con definizioni di fresco conio: “strategic lesbianism” e “new oestrogen-only renaissance”.

S’impone una domanda. Le “Bi Cool”, come le chiama il settimanale francese Le Nouvel Observateur, e cioè le bisessuali trendy, perché sono “solo” così chic? Meglio detto: ciò che è elegantemente eccitante nel caso delle it girls perché è ipocrita e opportunistico quando coinvolge comuni mortali, soprattutto se maschi? Non per nulla esiste la parola “bifobia”. «Forse parecchie bi-girls incarnano strategie di marketing. Ma è un’operazione che funziona, è innovativa: la gente si ricorda di più di un bisessuale che di un omosessuale, il bisex vive in quel limbo di incertezza in cui ci rispecchiamo, in cui stanno tutte le cose sospese», riflette Annalisa Pistuddi, psicoterapeuta e sessuologa. «In più, le ragazze oggi vivono in un mondo di solitudine, non si sentono accudite dal coetaneo maschio». Ma c’è chi la vede diversamente. «Sono piacevolmente sorpreso dai tanti adolescenti e giovani adulti che oggi si dichiarano spontaneamente bisex, cooperando alla destrutturazione degli stereotipi», dice Alessandro Taurino, ricercatore di psicologia clinica all’Università di Bari. «Le nuove generazioni attraversano universi emotivi, si autoesplorano. Cercano nei loro vissuti il modo di far collimare il passaggio dall’orientamento sessuale (non per forza dicotomico, eterosessuale/omosessuale) alla sua interiorizzazione. E le ragazze oggi si autoesplorano più dei maschi. Quanto a quelle famose, sì, forse c’entra la moda, ma è utile alla comprensione non sessuofobica del desiderio, del poter desiderare l’uno e l’altra. La moda ha il dovere di esser sconcertante, destrutturante».

I numeri dicono che nel 2013 su 1197 persone LGBT in Usa ben 479 si sono identificate come bisex (398 gay, 277 lesbiche, 43 trans); in Inghilterra le donne che “sperimentano” sono quadruplicate in 20 anni; dati Istat 2012 alla mano, un milione di italiani si dice gay e bisex; il 20% delle ragazze francesi l’anno scorso ha confessato l’attrazione per una donna; il 2-6% della popolazione mondiale sarebbe bisex. Taurino ride alle cifre. «Molti adolescenti preferiscono dirsi bisex fino al primo rapporto sessuale, e questo denota apertura. Parecchi di loro diventeranno adulti capaci di vivere dimensioni autonome. Certo, possono subentrare difficoltà nel costruire un rapporto, una coppia deve sapersi rinegoziare passando oltre l’affermazione del singolo. E il terapeuta può incontrare malesseri che rimandano a una bifobia interiorizzata, quella che fa dire “come mi comporterò coi miei figli”?».

La bifobia ci porta a un altro discorso, oggi attuale, che comprende e supera la bisessualità. Quello sulla fluidità. Il concetto, studiato qualche anno fa dalla psicologa Usa Lisa Diamond, trovava spazio in un bel libro, Sexual Fluidity: Understanding Women’s Love and Desire. La Diamond diceva che l’amore e il desiderio femminili non sono rigidamente eterosessuali o omosessuali, bensì cangianti e mossi dall’attrazione più per una persona che per un genere. Le donne possono, per amore e/o per desiderio (che spesso non coincidono), cambiare più volte identità sessuale. Ciò spiegherebbe la maggior confidenza con la bisessualità. Ma non del tutto, perché pure questa è un’identità, trascesa dalla fluidità. La Diamond, lesbica, decise di simpatizzare con l’attivismo bisex. Che oggi le ricambia la cortesia. E la proclama madre putativa di nuove analisi che rivendicano non solo la visibilità “scientifica” della bisessualità maschile, ma anche della fluidità maschile, così misconosciuta. Sarà il momento dell’imprenditorialità sessuale, sarà che la crisi ci insegna che la vita, pure quella dei sensi, è susseguirsi di contratti a termine, ma sta di fatto che le it girls hanno aperto la porta alla consapevolezza dei coetanei e persino dei maturi attivisti californiani dell’Abi, American Institute of Bisexuality. Lo spiega il The New York Times, ricordando come, fino a pochi anni fa, i sessuologi negavano bisessualità e fluidità maschili sottoponendo volontari gay alla visione di fimini porno con attrici che intristivano più che intrigare. Poco da bi-eccitarsi...
Peccato che la neofluidità, ambosessi, rischi di invecchiare sul nascere. Sia il tuffatore olimpico Tom Daley, sia l’attrice Maria Bello hanno fatto un outing contemporaneo che non tira in ballo né bisessualità, né fluidità. Hanno parlato solo di qualità della vita di coppia, libertà nel trovare piacevole, adesso e poi chissà, un corpo e un’anima. In linea con Chirlane McCray, ex lesbica, moglie di Bill de Blasio, che definisce casse da morto le categorie sessuali. Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, raccoglie le fila: «Il complesso rapporto tra sessualità e identità può generare sofferenza, soprattutto se non si riesce a elaborare l’inevitabile malinconia che ogni rinuncia porta con sé. L’identità implica un lutto, ma ti premia con la stabilità. Essere sempre nomadi nel desiderio può produrre una tensione troppo forte». Ma gli adolescenti oggi parrebbero sentirla meno, tale sofferenza… «La bisessualità di molti adolescenti può anche esser “virtuale”, legata alle finzioni delle vite online. Vero, però, che il tema misterioso della bisessualità si presta bene a illustrare come le varianti della sessualità pongano una sfida alla psicologia: quella di dover considerare categorie che descrivono comportamenti e al tempo stesso riconoscere l’unicità biografica dei percorsi della sessualità». Persino Cynthia Nixon, la Miranda di Sex in the City, due figli con un marito e un figlio con una moglie, una che delle categorie non ha mai avuto paura, ha ammesso di non saper cosa dire di sé. La vita gliela hanno costruita le persone che ha incontrato, e poi l’etichetta bisessuale non piace a tutti. Maria Bello può permettersi maggior creatività: si è definita “whatever”.

A ME STA BENE COSÌ
Nadja Ferazi, radiologa, 39 anni, statunitense, racconta: «La mia prima volta è stata al college. Niente d’insolito. Tant’è che molti pensano alla “confusione” giovanile.
Ma la notte con la mia compagna di dormitorio mi fece provare qualcosa di tutt’altro che confuso: conoscenza, comunanza e familiarità, e nessuna ansia da performance. Il sesso con una donna è diverso dal sesso con un uomo. E mi piacciono entrambi. Non faccio confusione. Ma le ragazze lesbiche fanno resistenza ad accettare questa consapevolezza: vorrebbero che mi schierassi. Ho avuto una sola relazione con una donna, dopo il divorzio da mio marito: lei non sopportava che trovassi interessanti gli uomini e voleva convincermi che ero gay anch’io. Non l’ho lasciata “per” un uomo, ma si è sentita “tradita” lo stesso, perché la mia storia successiva è stata eterosessuale.
Da allora sono chiara dall’inizio: i miei appetiti vanno in entrambe le direzioni e a me sta bene così. Con gli uomini ho un altro problema: mi propongono subito un rapporto a tre, coinvolgendo un’altra donna. Certo, non è facile vivere questa sessualità alla luce del sole: si è percepiti come difficili da inquadrare, e molti si spaventano. Ma dire sempre la verità sradica i pregiudizi.
Testimonianza raccolta da Gloria Mattioni

Un approfondimento su sessualità e dipendenze si trova su www.dipendenze-sesso.com
sulle relazioni e il confine tra l'intensità e la dipendenza su www.dipendenze-affettive.com
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